Berlusconi sfonda a sinistra

Se nel 1789 i deputati dell’Assemblea rivoluzionaria francese si fossero seduti in ordine un po’ diverso da quello che fu – conservatori a “destra”, radicali e rivoluzionari a “sinistra” – oggi la terminologia politica del mondo occidentale sarebbe completamente differente, ripeteva il sociologo inglese Walter Runciman. E mai come nell’Italia del 2012-’13 i riferimenti “sinistra” e “destra” sono apparsi come una convenzione traballante: un po’ per l’avanzare della “depoliticizzazione” riformatrice prediletta dal tecnico Mario Monti, un po’ anche per l’estro berlusconiano che risponde sparigliando le classiche appartenenze su un campo di battaglia fondamentale, quello delle scelte europee di politica economica.
4 GEN 13
Ultimo aggiornamento: 21:11 | 19 AGO 20
Immagine di Berlusconi sfonda a sinistra
Se nel 1789 i deputati dell’Assemblea rivoluzionaria francese si fossero seduti in ordine un po’ diverso da quello che fu – conservatori a “destra”, radicali e rivoluzionari a “sinistra” – oggi la terminologia politica del mondo occidentale sarebbe completamente differente, ripeteva il sociologo inglese Walter Runciman. E mai come nell’Italia del 2012-’13 i riferimenti “sinistra” e “destra” sono apparsi come una convenzione traballante: un po’ per l’avanzare della “depoliticizzazione” riformatrice prediletta dal tecnico Mario Monti, un po’ anche per l’estro berlusconiano che risponde sparigliando le classiche appartenenze su un campo di battaglia fondamentale, quello delle scelte europee di politica economica.
Da qui nasce un apparente paradosso: sul Fiscal compact, cioè sui vincoli entrati in vigore nel 2013 e voluti soprattutto dalla Germania per controllare i conti pubblici dei paesi europei, oggi le parole di Pier Luigi Bersani ricalcano quasi alla lettera quelle del conservatore francese Nicolas Sarkozy che un anno fa spalleggiava la cancelliera Angela Merkel: “Rispetteremo i nostri impegni con l’Unione europea, li reputeremo come nostri”, ha detto il segretario del Pd intervistato dal Wall Street Journal. “Credo che sarà possibile raggiungere il pareggio di bilancio strutturale il prossimo anno”. Decisamente meno rigorista, almeno un anno fa, era però la sinistra francese: “Il Fiscal compact è un’illusione e anche un rischio… quello di creare le condizioni di una crisi economica prolungata”, dichiarava nel marzo scorso il socialista François Hollande a caccia di voti per conquistare l’Eliseo. Oggi Hollande s’è fatto più realista, se non titubante, e il testimone anti rigorista l’ha raccolto, con termini simili, il Cav.: “Le norme del Fiscal compact impediscono la crescita”, ripete. “L’austerity messa addosso a un’economia che non è in crescita produce un danno enorme”.
Confusi? Non è ancora nulla. Perché se sulla stretta dei conti pubblici la sinistra italiana pare quasi allineata con l’agenda Merkel e il centrodestra invece sempre più scettico, sulla politica monetaria è ancora una volta il Pdl a trazione berlusconiana a criticare apertamente il Berlin consensus. Un indizio? Le parole “Berlusconi” e “Krugman”, su Google, si trovano associate più di un milione di volte; digiti invece “Bersani” e “Krugman” e non arrivi nemmeno a 150 mila risultati. L’ex premier, infatti, ha citato spesso Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia e firma liberal del New York Times, uno tra i primi a scrivere che la Banca centrale europea (Bce) avrebbe dovuto agire in maniera più espansiva per aiutare l’economia in crisi. Perfino Mario Draghi, secondo Krugman, avrebbe fatto “appena quanto basta”. Berlusconi ha popolarizzato queste tesi con molto ritardo, ma lo ha fatto, chiedendo ora alla Bce di “stampare moneta” o, più precisamente, di diventare “prestatore di ultima istanza” dei paesi dell’euro. Daniele Basciu, economista di MEmmt.info – che in Italia diffonde la “teoria della moneta moderna di matrice anglosassone”, ovvero “la proposta di politica economica più a sinistra possibile, che persegue uscita dall’euro e riconquista della sovranità monetaria per garantire al piena occupazione” – dice che quelle di Berlusconi sono “posizioni troppo ondivaghe”, ma almeno l’ex premier “ha dimostrato di sapere che esistono modalità alternative di politica monetaria”. E se nessuno nella sinistra ufficiale italiana sposa le tesi del complotto anti italiano a mezzo spread, il (molto gauchiste) Monde diplomatique ha invece dedicato due pagine al neonato “cesarismo europeo” di matrice finanziaria che ha spodestato Berlusconi (il quale ricambia dicendo: piuttosto che Monti votate Pd). E così ora il berlusconiano “rifiuto dell’agenda europea e del suo diligente esecutore prof. Monti” – sostiene solitario l’economista Sergio Cesaratto sul manifesto, “quotidiano comunista” – potrà “imporre” alla sinistra di non “sfuggire” a se stessa. E se il Cav. avesse deciso di fare come D’Annunzio? “Vado verso la vita, a sinistra”.